La vita segreta delle forme di stoffa

sull'improv

Ho provato di nuovo a cimentarmi con la tecnica compositiva appresa durante il corso di Irene Roderick.

Su di me, questo metodo ha chiaramente l’effetto di attivare delle visioni.

Ho cominciato a raccogliere pezze di stoffa cucite per i lavori precedenti. Le ho affiancate a spirale, come in un motivo Liberty.

Appena ho aggiunto un po’ di colore alle curve, mi è sembrato che le figure si animassero in personaggi: vedevo una coppia di persone che si guardavano a vicenda, pronte ad iniziare un ballo. O forse no? Forse stava comparendo la sagoma di un corpo femminile, stampato in blu sulla tela, come nelle performance del pittore Ives Klein?

Ero quasi pronta ad intitolare il lavoro “un tango con Klein”, ma poi ho ruotato un po’ i pezzi... e subito è apparso un altro scenario: un mare popolato da nuotatori, che si confondevano tra le onde dorate del tramonto.

Il lavoro finale è risultato ancora una volta diverso. Ma a questo punto mi sono domandata: che fine hanno fatto le visioni sperimentate durante il percorso? Sono rimaste infilate tra i tessuti del quilt, come in una storia multi-strato, o hanno intrapreso strade tutte loro, indipendenti, nel mondo delle idee?

Piccoli frammenti crescono

sull'improv, tecniche creative

Mi piace salvare, in bustine divise per colore, tutti i più piccoli ritagli di stoffa. Se misurano un po’ più di un centimetro, vengono conservati come piccoli tesori.

Con questo materiale ho realizzato in passato delle pezze mosaicate, di cui ho parlato nel primo video dedicato all’improv.

Di recente ho fatto ordine fra i miei ritagli, e mi sono accorta che il blocco viola e quello giallo avevano dei colori in comune. Dunque, perchè non unirli?

È stata una occasione per sperimentare con la quiltatura: ho usato linee parallele, a distanze diverse, variando la posizione dell’ago.

Quando ero a buon punto con il lavoro, ho cambiato idea... non più un quilt rettangolare orientato orizzontale. Un nuovo taglio, e via! Ho cambiato forma, da rettangolare a quadrata, aggiungendo un po’ di rotazione. Come quando ho in mano la macchina fotografica e gioco con inquadratura e zoom.

Non è male dedicarsi ai mini quilt: si completano in poco tempo! Questo l’ho intitolato: “Transizione”, dedicato al passaggio graduale dal blocco viola a quello giallo che si sono fusi l’un con l’altro.

Tecniche creative, unitevi!

tecniche creative

L’abitudine a disegnare mi ha accompagnata in molti periodi della mia vita.

Ricordo bene i soggetti del mio primo album da disegno, conservato sin dai tempi delle elementari.

Le tecniche creative che ho sperimentato tra un decennio e l’altro, si sono alternate tra disegno, fotografia, pittura su stoffa, ricamo, carta marmorizzata, fotografia creativa al microscopio (la “colorazione per interferenza”... che passione!). La scoperta recente del modern patchwork di tipo improv ha aperto a sua volta tutto un mondo, popolato peraltro da una affascinante comunità internazionale di appassionate della stessa tecnica!

Di recente ho ricominciato a disegnare. L’idea è nata osservando alcune illustrazioni fatte con la tecnica detta “doodle”, con scarabocchi ripetuti, e mi sono improvvisamente presa tutto il materiale necessario: penne colorate e carta da acquarello contenente fibre di cotone.

Nell’ultimo disegno ho tratteggiato cielo e nuvole con un motivo a spirali, che mi ha sorpreso per la facilità con cui è venuto fuori. Poi mi sono resa conto del perchè. Avevo ancora nella mano l’esperienza tratta da tutte le ore passare a cucire con la quiltatura “free motion”, spese soprattutto a riempire gli spazi con il motivo delle spirali.   

Al che, mi son potuta dire: le tecniche creative diverse si aiutano a vicenda. E guardando mie esperienze pregresse posso aggiungere che gli esempi non mancano.

Quando scattavo foto macro di fiori , ritagliavo l’inquadratura fino a far diventare il soggetto quasi astratto. Macchie di colore e curve dei petali che potevano essere affiancate in righe e colonne come in un mosaico.

I miei primi tre quilt avevano come soggetto un paesaggio, poi ho smesso e son passata alle tassellature astratte dell’improv.

L’idea con cui ho ricominciato a disegnare era quella di perdermi nei giochi geometrici, eppure dopo un po’ sono passata alle illustrazioni tratte dal mio archivio di fotografie di viaggio.

Ho ancora in mente alcune combinazioni da esplorare: mi sa che c’è ancora ampio spazio per provare ricette nuove!

Cucire insieme, con i colori del cielo

attivismo, collaborazioni, sull'improv

Oggi vi racconto di una iniziativa speciale: un progetto benefico promosso da Patchworkvictim, dedicato alle donne, che punta alla realizzazione di uno splendido quilt a due piazze.

Il seme di questa idea è stato piantato molto tempo fa, ed ora è tutto pronto per la partenza: non a caso, è stato scelto come inizio il 25 novembre 2020, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, e come arrivo l’8 marzo 2021, Giornata internazionale della donna. L’intervallo di tempo che collega queste due date verrà utilizzato per una maratona di cucito: sin dalla mia passata esperienza come componente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste, so bene che non basta limitarsi alla celebrazione di singole giornate, ma le buone pratiche vanno coltivate sul lungo periodo, ed insieme agli altri. Dunque, la meta di questo percorso di cucito è una azione concreta: devolvere l’intero ricavato dell’iniziativa all'associazione G.O.A.P., Centro Antiviolenza di Trieste, un gruppo di lavoro efficace sia nella promozione del cambiamento culturale, che nell’aiuto immediato.

Quindi, ci siamo! Per questo progetto sono necessari 132 quadrati di stoffa da 25 centimetri di lato. All’interno di ciascun quadrato, l’idea è quella di cucire usando la tecnica del modern patchwork di tipo improv: non a caso ne abbiamo parlato per diversi mesi anche in diretta zoom, provando a incuriosirvi su questa tecnica meravigliosa. Da parte mia, sarò presente insieme a Francesca di Patchworkvictim anche nella fase finale di unione di tutte le pezze: già mi preparo mentalmente alla volata finale!

Molte cose si son dette e si possono ancora dire sull’improv, ma se c’è una parola sola da utilizzare in questa occasione, è: composizione. Già: quanto spazio c’è dentro un quadrato di 25 centimetri di lato, per potersi avventurare nei giochi compositivi? La proposta di un percorso condiviso durante questa avventura, è quella di usare un improv minimalista: quando disponiamo pochi, magari piccoli, elementi su uno sfondo a tinta unita, l’esercizio grafico si fa più facile... o più impegnativo? Bella domanda: direi di rispondere provandoci direttamente, magari proprio con figure astratte. Una bella occasione per “lasciare il proprio segno”, e unirlo a quello di molte altre persone!

Le regole da rispettare sono semplici: scegliere tessuti solidi per lo sfondo del riquadro, e usare dei colori comuni tra tutti noi: il bianco e l’azzurro (o il celeste, o il turchese...). Dato che la destinazione del viaggio ci porterà verso la primavera dell’anno prossimo, perchè non toccare con le proprie dita, fin dall’inizio, i colori di un cielo primaverile?

Per partecipare bisogna segnalare la propria disponibilità, scrivendo a info@patchworkvictim.it ; sul blog di Patchworkvictim si trovano tutti i dettagli dell’iniziativa: troverete notizie sui partner, sulla scadenza per l’invio dei materiali cuciti, e l’indirizzo a cui spedire o portare il vostro lavoro.
Io non ho resistito e ho già iniziato a cucire i primi quadrati improv... spero che presto vi unirete anche voi!

Erba e fieno

sull'improv

Finalmente ho completato il mio secondo quilt realizzato con la tecnica “Wall dance”, appresa durante il corso con l’insegnante di modern patchwork Irene Roderick.

Ho provato ad abbinare il metodo compositivo appreso, che prevede di poter rimescolare le pezze sulla parete fino all’ultimo, con la mia consueta abitudine di accrescere le mosaicature in modo progressivo e lineare.  

Ero già a buon punto con questo lavoro, quando mi sono avventurata nella preparazione della mostra"Tagliamento, il re dei fiumi", e in quel momento mi ero anche azzardata a pensare che se mi davo una mossa, potevo includere questo quilt nella esposizione. Macchè: l’ho finito due mesi dopo!

E così lo sviluppo del lavoro prendeva parte ad altri momenti: come quello in cui ho parlato in diretta zoom, con Patchworkvictim , dell’improv di tipo assolutamente astratto (tipo i mosaici di piastrelle sotto l'acqua di una piscina), e, come esempio da mostrare, me ne stavo lì a cucire in diretta proprio alcune pezze gialle e verdi che poi sono entrate a far parte di questo quilt.

Fin dall’inizio ho pensato che il titolo di questo lavoro sarebbe stato “La mappa della cavalletta”. Vedevo campi di grano e fieno su cui saltellare secondo un ititnerario un po’ casuale e un po’ voluto, seguendo le frecce forse sì... e forse no.

Ieri ho appeso in soggiorno il pannello finito, e mio figlio ha ben notato come le stoffe fossero sparse un po’ qua e un po’ là in giro per il lavoro. Tant’è che ha proposto, per il mio prossimo quilt, la seguente tecnica compositiva: “Prendi i tuoi ritagli di stoffa, li lasci cadere a terra, e così come son venuti, li fissi e li cuci per farne un quadro”. Perchè no?

Il quilt che apparve a sorpresa

Mostre

Un paio di mesi fa mi è capitato di notare un post su Facebook che mi ha incurosito.
C’erano delle foto, delle parole, un numero, e dietro il numero si nascondeva qualcosa che mi suonava familiare.
Ho guardato meglio. Sì, era propio lui. A sorpresa, senza che ne sapessi il motivo, era apparso uno dei miei quilt. E stava facendo parte di una mostra di patchwork di cui non ero a conoscenza. Un evento organizzato dalle Quilter Elbane.

Avevo cucito questo quilt un anno prima.
Era nato per il concorso “Indigo, il colore dei sogni”, destinato alla mostra di patcwhork tenutasi a Vicenza in concomitanza della fiera Abilmente. Lo avevo intitolato “Stagno”.
(A dire il vero, mio marito aveva proposto un titolo assai più bello, “Ranodromo”, pista da corsa per le rane, ih ih!).
Avevo reso disponibile il quilt per i 15 mesi successivi, ma non mi aspettavo che succedesse più nulla, viste le cancellazioni di eventi e fiere che ne erano seguite. In pratica, me ne ero quasi dimenticata.

La notizia, condivisa su Facebook dalla mia amica Ariella, mi aveva permesso di dare di nuovo uno sguardo sul quel quilt, e sulla sua vita segreta. Avevo così appreso che “Stagno”, insieme ad altri lavori messi a disposizione da Quilt Italia che conservava i materiali del concorso “Indigo”, si era unito ai mirabili lavori delle Quilter Elbane che avevano realizzato la mostra: Patchwork l'arte di cucire il tempo.

In questa vicenda, mi affascinava immaginare le mani attente delle organizzatrici, tra cui avevo trovato il nome di Anna Diversi, che si erano prese cura del mio lavoro e degli altri, facendolo viaggiare fino a Portoferraio, appendendolo nello spazio espositivo, organizzando la mostra collettiva.
Io curiosavo per immagini su tutto questo, come se si trattasse di una festa a sorpresa.

Peraltro, queste foto erano le prime che vedevo da molti mesi, che mostrassero una esposizione di patchwork realizzata fisicamente, nel rispetto delle misure necessarie.
In quel momento (eravamo in pieno agosto), il mio timore di non poter più esporre i miei lavori in una sala per chissà quanto tempo, ha cominciato a dissolversi.
Forse, se ero abbastanza rapida da restare entro la fine dell’estate, un piccolo evento avrei potuto realizzarlo anche io.

E l’idea per l’esposizione: " Tagliamento, il re dei fiumi" ha cominciato a prendere forma.

Che nome dare ai mosaici patchwork?

sull'improv, eventi

Come vorrei avere un vocabolario tutto dedicato ai nomi per il patchwork. Una parola per ogni tipo di texture, per ogni composizione a tasselli grandi e piccoli.
Quando guardo i materiali al microscopio, c'è tutta una terminologia tecnica, ci sono atlanti e tabelle, che per ogni forma danno un nome. Ecco, facciamo così, prendiamo in prestito le parole usate dalla scienza. Ad esempio, "isotropo": è il nome giusto per un bel mosaico di pezze cucite sparse, che sembrano simili un po' in tutte le direzioni. Insomma, non mi direte che sono state davvero messe a caso, vero?

Eh, era questa la scusa, mi avete scoperta! Una bella occasione per dire che l'improv non si fa in modo casuale! Proprio di questo parlerò nella prossima diretta zoom del giovedì 24 settembre alle ore 1730 , in una nuova puntata degli incontri organizzati da Patchworkvictim sul tema dell'improv.
Per partecipare, basta chiedere di essere iscritti alla mailing list di Patchworkvictim , e riceverete il link di accesso alla discussione su piattaforma ZOOM, che sarà come sempre interattiva. Vi aspettiamo!

Le puntate precedenti sono raccolte al seguente link.

Inaugurazione della mostra: Tagliamento, il re dei fiumi

attivismo, Mostre

Sono lieta di annunciare che la mostra virtuale Tagliamento re dei fiumi, ora diventa una mostra fisica!
L'inaugurazione si terrà a Trieste sabato 26 settembre alle 18.00, grazie all'ospitalità della Associazione Atelier dell'Arte, e sulla pagina Facebook MostraTagliamento saranno trasmessi in diretta gli interventi di apertura.

Ho sperimentato per questa occasione le stampe fotografiche su alluminio e su acrilico, e non vedo l'ora di mostrarle anche a voi! Ho raccolto i quilt a tema fiume e dedicati al Tagliamento, chissà come vi sembrerà l'accostamento tra queste due tecniche? La sala espositiva di via Raffineria, con ampi spazi in stile Liberty, ci permetterà di stare comodamente distanziati; sarà necessario prenotare la partecipazione fino ad esaurimento posti.

Avremo ospite Massimo Moretuzzo, promotore della petizione per il riconoscimento del Tagliamento come Patrimonio Naturale Unesco su change.org . Ho scoperto e sottoscritto la petizione on-line solo qualche giorno fa, e con piacere vedo che nel corso dei giorni i sottoscrittori si sono aggiunti a migliaia. Spero che la sua diffusione continui!

Non è farina del mio sacco usare per il Tagliamento le parole "re dei fiumi alpini". La letteratura scientifica estera, tedesca e svizzera, ha creato questa definizione, a partire dall'articolo: "den König der Alpenflüsse" di Mueller e Cavallo, e proseguendo con le ricerche di Tockner e colleghi secondo i quali:"Il fiume Tagliamento è un ecosistema modello di importanza europea". Pur conoscendo bene il paesaggio del fiume, dopo aver studiato questi articoli ho riscoperto perchè le immagini che ho scattato nel tratto che va da Amaro a Cornino (e che sono presenti nella mostra) sono tra le mie preferite. Non è un caso che i colori, la vegetazione, le storie di animali registrate nel diario, siano stati più caratteristici proprio qui: perchè dalla mappatura è emerso che queste aree esprimono la maggiore biodiversità.

Venite a rivederle di persona: siete invitati.

Un fiume sul filo: è il momento di agire

attivismo

Quale scopo può essere assegnato a un quilt? Questa domanda non ha una risposta singola. Tante possono essere le istanze di un gesto creativo, che solo nel mondo del patchwork ci hanno dedicato un libro , raccogliendo interviste di quilter illustri impegnati nell'arte, nel gesto politico, nel sociale.
Non posso esser da meno. Anche io ho qualcosa di importante da far dire ai miei lavori.

Oggi vi racconterò la storia di alcuni quilt che considero speciali.
Ne ho trovati almeno tre.

Da quando il mondo dell’ambientalismo e della cultura sono scesi in campo per "salvare dal cemento"l’ultimo fiume selvaggio d’Europa, il Tagliamento, tutti i ricordi degli assidui contatti che ho avuto con questo splendido fiume sono riaffiorati alla mia mente.

Le composizoni patchwork che gli ho dedicato sono tre: la prima è intitolata "Re".

"Re" è una composizione che riempie gli occhi con i colori che si rispecchiano, tra acqua e cielo, lungo il corso del fiume Tagliamento. Re dei fiumi alpini, il più grande d'Italia, è considerato un modello per recuperare la naturalità di altri fiumi europei. Ma ora, dei progetti per collegamenti autostradali e sbarramenti sul fiume lo mettono a rischio!

Le sue acque sprofondano e riemergono grazie all'affascinante fenomeno delle risorgive. Il suo ampio greto espone il bianco dolomitico e calcareo di sassi e ghiaie. E anche le pietre sono presenti tra i colori del quilt.

Il nome di questo quilt è "rotolacampo". Come le piante che migrano, che abbandonano le radici e si lasciano portare dal vento. Come i cespugli dorati che ho visto accumularsi tra i rami del Tagliamento. Come le specie che viaggiano dalle Alpi all'Adriatico, chiedendo un passaggio al fiume.

Il mio ultimo quilt torna ancora a lui. L'ho chiamato "Diga", perchè volevo ricordarmi del weekend a Forni di Sopra, dei giochi di mio figlio con i suoi amici sull'alto Tagliamento. Dighe di piccoli sassi spostati da manine immerse per ore nell'acqua fresca. E intanto io risalivo il fiume, e mi ricordavo delle appassionate domeniche che avevo speso anni prima ad esplorarlo.

E' stato facile ritrovare i lavori realizzati in passato, con il Tagliamento nella mente. Mi è parso di aprire un vaso di Pandora!

Ho scritto un diario che teneva nota delle mie lunghe escursioni sul greto. Rieccolo qua, al seguente link: potete leggerlo anche voi.

Ho usato per anni la fotografia come mezzo di espressione. Riapro la porta di un mondo che è parte di me, nel momento in cui raccolgo i miei scatti preferiti del Tagliamento e li condivido pubblicando una galleria virtuale.

Cominciare ad agire, aiutata da quanto raccolto negli anni, a favore di questo meraviglioso fiume, per me è stato un battito di ciglia.

Vi faccio un invito: sottoscrivete anche voi la petizione su change.org affinchè venga dato al Tagliamento uno statuto di tutela. Che il Tagliamento diventi presto Patrimonio Mondiale naturale Unesco

Più libertà del solito

sull'improv

Ho atteso per due mesi l’arrivo del corso “Quick Steps” tenuto da Irene Roderick su piattaforma virtuale. Ero così impaziente che gli ultimi giorni facevo il conto alla rovescia.

Ora che l’ho frequentato posso dire che ne valeva la pena.

Ho provato il suo metodo, che lei chiama “walldance”, danzare con la composizione. Ho dovuto abbandonare alcune abitudini, come quella di cucire sempre le stesse forme e tassellature; o quella di fissare i blocchi man mano che vengono creati. Togliere questi vincoli ha aperto una marea di possibilità, fin quasi a rischiare che il percorso scappi di mano...

Questo approccio impone un continuo esercizio grafico: ogni cambio della bozza di composizione porta una sorpresa, ogni visione evoca nuovi soggetti...

Fin dal mio primo esercizio, le poche pezze che stavo unendo hanno assunto molteplici forme: ci ho visto le onde del mare, le gondole a Venezia, le grafiche dei poster che promuovono i festival estivi, una pistola col grilletto (aiuto... questa ho dovuto smontarla subito!), un cavallo che fissava un cane, uno stemma di famiglia medievale, un collage di cartone, una decorazione in stile Liberty...

Mi è capitato di incagliarmi, di tirar giù tutto quello che avevo costruito e ricominciare da zero. Ad ogni variante dovevo risolvere problemi grafici, ribilanciare tutto il lavoro, e a momenti il cervello andava in ebollizione...

Insomma, un esercizio che non dimenticherò. E che mi farà vedere i metodi adottati in precedenza sotto una nuova luce.